I Subacquei Fanno Già la Differenza

Quando senti cosa dicono gli studi sulla pesca eccessiva, il cambiamento climatico globale, la decolorazione dei coralli, la pesca delle pinne di squalo…e la lista va avanti…è normale domandarsi se la situazione è senza speranza. Avremo ancora le barriere coralline tra 30 anni? Ci sarà ancora qualcosa di vivente nei mari tra 50 anni?

Si, e si. I mari affrontano sfide incredibili, ma hanno degli alleati formidabili – tu, io e tra oltre 25 milioni di subacquei in giro per il mondo. Non è solo il fatto che tu e i tuoi compagni subacquei potete fare la differenza, ma che fate già la differenza attraverso gli sforzi personali come riciclare, consumare responsabilmente solo pesce sostenibile, ridurre l’inquinamento e promuovere la preservazione di animali marini in estinzione. Questo è un impegno vitale, nessuno di questi è sprecato, con milioni (e sempre di più) subacquei e non-subacquei, che fanno del loro meglio – il che è eccezionale. Ma rispetto ad alcuni gruppi esterni alla subacquea, i subacquei tirano le redini della gestione e della leadership ambientale. Oltre a essere in prima linea sulla conservazione e la salvaguardia, i subacquei sono in prima linea nella ricostruzione.

Lo sapevi che, insieme gli scienziati, i subacquei aiutano a far crescere e ad aggiustare i coralli? Utilizzando stampe in 3D per creare strutture artificiali dove i coralli reali e le specie che vivono sui coralli possano vivere? Rimuovere i rifiuti (come le plastiche!) dalla maggior parte dei siti subacquei? Ripiantare mangrovie, alghe e altre piante vitali per i coralli e per la salute degli oceani? Utilizzare metodi diversi per proteggere e ripopolare tartarughe, pesci ed altre specie? Raccogliere dati è necessario per identificare e adottare nuove soluzioni e migliorare quelle già esistenti? Vogliamo insegnare ai bambini e alle persone cosa stiamo imparando e dimostrare che possiamo fare la differenza in modo da poter continuare a salvare e far crescere il pianeta. Questi non sono piccoli esperimenti locali – sono iniziative già esistenti, e già in opera e con risultati provati.

La verità è che, affrontiamo una minaccia molto più grande delle problematiche legate ai mari, ed è: la perdita di speranza. Non vogliamo nascondere le teste sotto la sabbia, ma non vogliamo neanche vedere tutto nero. Ci sono migliaia di barriere coralline in salute e altrettanti siti subacquei in giro per il mondo. Per restare informati, innovativi e impegnati, non possiamo solo visitarli, ma dobbiamo anche preservarli, imparare da loro e utilizzare ciò che impariamo a nostro vantaggio per ricostruirli e aggiustarli.

Credo in un realismo ottimista e ho speranza nel futuro, in parte perché i dati supportano l’ottimismo e poi anche perché non abbiamo scelta. La mancanza di speranza porta all’inattività, alla rassegnazione e all’arresa, che non risolvono nulla. La speranza ancora le nostre anime al possibile, all’azione, e a fare ciò che è necessario fare. Questo non significa avere la sindrome di Pollyanna – nessuno si aspetta che l’ambiente globale possa tornare a essere come nel 1618 – ma può essere vibrante, in salute e in crescita. Una Terra in salute con mari in salute può essere il massimo dell’eredità da lasciare ai nostri figli e ai loro futuri bambini.

Dr. Drew Richardson
PADI President & CEO

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